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BASTANO GLI SMS INVIATI ALL'AMANTE PER PROVARE L'IFEDELTA' DEL CONIUGE. QUESTO E' QUANTO STABILITO DALLA CASSAZIONE IN UNA RECENTE PRONUNCIA.

Pubblicato il 08 marzo 2017 alle 10.25

Tra i diritti e i doveri dei coniugi dopo il matrimonio rientra la fedeltà coniugale. Sempre più spesso accade che uno dei due partnes volga lo sguardo altrove e intrattenga relazioni extraconiugali.

Il coniuge tradito come può dimostrare il tradimento e vedersi tutelato dalla legge?

Ebbene presupposto ai fini del riconoscimento dell’addebito è il nesso di causalità tra la condotta fedifraga e la crisi coniugale. La prova del tradimento può darsi con qualsiasi mezzo anche con gli sms.

La Cassazione con la sentenza n. 5510/2017 depositata il 7 marzo 2017 ha stabilito che bastano degli sms dell'amante come prova del tradimento per richiedere la separazione con addebito a carico del coniuge che è venuto meno al dovere di fedeltà.

CASO

La Corte D’Appello di Milano era stata investita della questione relativa all’accertamento del tradimento del marito ai danni della moglie in ragione della scoperta, nel novembre 2007, di messaggi amorosi pervenuti sul cellulare del marito e scoperti dalla moglie.

La questione è arrivata fino in Cassazione, dove il marito ha provato a spiegare che il matrimonio era già in crisi da anni e che la scoperta del tradimento aveva solamente "aggravato una crisi coniugale già presente da tempo", ma la Corte di Cassazione ha ravvisato il nesso di causalità tra la scoperta dell’infedeltà e la crisi coniugale.

Pertanto l’ex marito dovrà ora versare alla donna duemila euro al mese per il mantenimento e tremila euro al mese per il mantenimento dei tre figli, oltre al pagamento totale delle spese straordinarie concordate tra le parti.

DIRITTO

La Corte, nel caso esaminato, osserva come  in tema di separazione tra coniugi, l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, che determinando normalmente l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, costituisce, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l'addebito della separazione al coniuge responsabile. Sempreché non si dimostri, attraverso un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale. Ne consegue che il coniuge nei cui confronti sia svolta domanda di addebito della separazione per violazione del dovere di fedeltà, è tenuto dimostrare che la comunione di vita materiale e spirituale era già venuta meno prima e indipendentemente dalla predetta violazione (nella specie il resistente nulla ha provato, avendo sul punto articolato prove inammissibili).

Ebbene è pacifico a questo punto ritenere come, ai fini della pronuncia dell'addebito della separazione, non è di per sé sufficiente l'accertamento della sola sussistenza di condotte contrarie ai doveri nascenti dal matrimonio, essendo necessario accertare di contro la sussistenza di un nesso di causalità tra: i comportamenti costituenti violazione dei doveri coniugali accertati a carico di uno od entrambi i coniugi e l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

In pratica occorre stabilire, in base al materiale probatorio raccolto, se la violazione accertata a carico di un coniuge sia stata la causa unica o prevalente della separazione, ovvero se preesistesse una diversa situazione di intollerabilità della convivenza, con l'effetto che solo nell primo caso potrà aversi una pronuncia di addebito della separazione.

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