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Ordine di protezione attuabile anche in caso di separazione e divorzio.

Pubblicato il 17 ottobre 2016 alle 05.35
L'articolo 342 bis del codice civile al primo comma definisce come abuso familiare la condotta pregiudizievole posta in essere dal coniuge o dal convivente che e?? causa di grave pregiudizio all'integrita?? fisica e morale ovvero alla liberta?? dell'altro coniuge. La misura che può adottare il Tribunale è di natura cautelare ed ai fini dell'emissione è necessaria una condotta posta in essere nell'ambito della famiglia tale da stravolgere la vita familiare e da causare un grave pregiudizio in capo alla vittima. Le condotte ???abusanti??? non sono state tipizzate dal legislatore proprio per consentire al giudice di valutare caso per caso. Si ritiene che possa essere considerato rilevante ai fini dell'emissione dell'ordine di protezione il comportamento reiterato denigratorio e vessatorio in ambito familiare; non e?? invece stato ritenuto sufficiente ad integrare gli stremi dell'abuso il comportamento del coniuge che, nell'ambito della crisi coniugale, non corrisponda alla moglie il denaro per le esigenze primarie della famiglia, provvedendo in prima a persona alle spese primarie e a talune spese mediche (Tribunale Bari 2002). L'abuso è configurabile anche nei confronti i dei figli minori nel caso in cui il minore sia costretto ad assistere a reiterate aggressioni e comportamenti denigratori di uno dei due genitori nei confronti dell'altro (anche se in tal caso i comportamenti possono integrare gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia). Affinché possa essevi ???abuso??? il comportamento del soggetto agente deve cagionare un grave pregiudizio nella vittima. In caso di separazione o divorzio - Ove sia già in atto un giudizio di separazione o divorzio, e vengano posti in essere comportamenti che siano espressione di ???gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto esercizio delle modalita?? di affidamento???, non si applicherà l'articolo 342 bis c.c. sull'ordine di protezione ma le disposizioni di cui all'articolo 709 ter cpc essendo quest'ultima norma speciale rispetto all'ordine di protezione. L'emissione di un ordine di protezione avrà certamente una rilevanza sostanziale nell'orientare, successivamente, il giudice della separazione verso una forma di affidamento dei minori che escluda il genitore ???abusante??? se non addirittura rilievo per ciò che concerne un eventuale provvedimento di sospensione o decadenza della responsabilità genitoriale. Quid juris se nonostante la pronuncia dei provvedimenti presidenziali la condotta violenta ed abusante del coniuge non muta? In queste ipotesi sara?? opportuno integrare l'ordinanza presidenziale con l'ordine di protezione ex articolo 342 bis e ter c.c.. I soggetti legittimati alla presentazione del ricorso sono i coniugi, i conviventi more uxorio (purchè lo siano in modo stabile), le coppie di fatto (anche omosessuali) e i figli. Questi ultimi posso, ovviamente, anche essere autori di abusi familiari e quindi destinatari di un ordine di allontanamento che non esclude la persistenza dell'obbligo dei genitori di versare un assegno mensile di mantenimento, ex articolo 155 quinquies c.c; ove i figli minori siano vittime di abuso familiare e?? necessaria la segnalazione al Tribunale per i Minorenni o alla Procura della Repubblica per i provvedimenti di competenza. Il contenuto del provvedimento - Qualora siano i genitori gli autori di abusi familiari ai danni dei figli minori in dottrina è prevalente la tesi in base alla quale la disciplina degli ordini di protezione non troverebbe applicazione, perche?? si colloca in un rapporto fra genere e specie rispetto a quella dettata dagli artt 330 e 333 c.c.. Sia l'articolo 330 c.c che l'articolo 342 ter c.c prevedono l'allontanamento dalla casa familiare del coniuge o convivente che ha adottato la condotta pregiudizievole con la differenza che nell'articolo 330 c.c l'allontanamento dalla casa familiare e?? una misura accessoria alla decadenza o sospensione della potesta?? genitoriale che perdura sino alla durata del provvedimento ablativo, mentre nell'articolo 342 ter c.c. l'allontanamento e?? una misura autonoma provvisoria, direttamente funzionale alla cessazione della condotta pregiudizievole e prorogabile. Il giudice che emette l'ordine di protezione è tenuto ad elencare i comportamenti violenti e pregiudizievoli che debbono cessare. Oltre alla prevista misura dell'ordine di allontanamento dalla casa familiare sono previste come misure accessorie il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dal ricorrente o dai figli della coppia, l'intervento dei servizi sociali o di un centro di mediazione familiare o di associazioni istituzionalmente preposte a sostegno e tutela delle vittime di violenze domestiche; la misura patrimoniale necessaria, a volte, per consentire alla vittima di potersi mantenere in modo autonomo. Altrimenti, in caso di indigenza della vittima il suo stato di non autosufficienza economica potrebbe rappresentare un elemento scoraggiante la presentazione del ricorso ovvero uno strumento di ???persuasione??? o ???ricatto??? nelle mani dell'abusante per costringere la vittima a non porre in atto alcuna azione. Nel caso di violazione dell'ordine di protezione e?? prevista la sanzione penale disciplinata dall'articolo 388 cp. Il procedimento è di natura cautelare (artt 669 bis e ss. cpc, con la conseguenza che eventuali lacune nella disciplina specifica degli ordini di protezione possono essere colmate facendo riferimento alle norme generali sui procedimenti cautelari). Il Procedimento Il ricorso puo?? essere presentato dalla parte personalmente o dall'avvocato presso il Tribunale del luogo di residenza o domicilio del ricorrente. Se la misura e?? accolta, il decreto conterra?? anche la determinazione della durata dell'ordine di protezione; il decreto emesso nel contraddittorio delle parti e?? immediatamente esecutivo e contro tale decreto e?? ammesso reclamo al Collegio; il reclamo non sospende l'esecutivita?? dell'Ordine di Protezione. Il decreto è Collegiale (di conferma o revoca del provvedimento reclamato) e non e?? impugnabile in Cassazione nè ricorso ordinario né con il ricorso straordinario, perche?? mancante dei requisiti della decisorieta?? e definitivita??). Contro il decreto con cui il giudice adotta l???ordine di protezione o rigetta il ricorso, o conferma, modifica o revoca l???ordine precedentemente adottato, è ammesso reclamo al tribunale entro il termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione o della notifica del decreto, ai sensi dell???art. 739, comma II, c.p.c.. II reclamo introduce un giudizio avente natura di revisio prìorìs instantiae, con la conseguenza che è inammissibile la produzione di documenti nuovi e la richiesta di assunzione di prove costituende. Del pari inammissibile in sede di reclamo è l???istanza con cui la parte reclamata chiede l???applicazione delle misure previste dall???art. 709 ter, c.p.c. lamentando il mancato pagamento dell???assegno periodico disposto con l???ordine di protezione[26]: in forza dell???art. 669-duodecies c.p.c., l???attuazione delle misure cautelari aventi ad oggetto somme di denaro - e tale è da considerarsi l???ordine di pagamento del contributo al mantenimento stabilito dal provvedimento di cui all???art. 342 ter, comma II, c.c. - avviene nelle forme degli artt. 491 e ss., c.p.c., ossia mediante l???espropriazione forzata[27]. Il reclamo non sospende l???esecutività dell???ordine di protezione: il tribunale provvede in camera di consiglio, in composizione collegiale[28], sentite le parti, con decreto motivato non impugnabile, nemmeno per cassazione (né con ricorso ordinario, né con ricorso straordinario ai sensi dell???art. 111, Cost.), giacché detto decreto difetta dei requisiti della decisorietà e della definitività. Per quanto non previsto dall???art. 736 bis, c.p.c., si applicano al procedimento le norme comuni ai procedimenti in camera di consiglio (ove compatibili), ex artt. 737 e ss., c.p.c.. A cura dell' Avv. R.C.

Categorie: DIRITTO DI FAMIGLIA

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