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Mantenimento figli maggiorenni. Quando non è più dovuto?

Pubblicato il 13 ottobre 2016 alle 04.40
In base a quanto previsto dal legislatore, l'obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne, analogamente all'obbligazione in genere gravante solidalmente su entrambi i genitori nei confronti della prole, ha un contenuto ampio, tale da ricomprendere sia le spese ordinarie della vita quotidiana (vitto, abbigliamento, ecc.) che quelle relative all'istruzione e persino quelle per lo svago e le vacanze. L'art. 337 ter c.c. statuisce, infatti, che in caso di separazioni o divorzio, per la determinazione dell'assegno di mantenimento occorre fare riferimento al tenore di vita goduto dai figli in costanza di convivenza con entrambi i genitori, ai tempi di permanenza presso ciascun genitore, alle risorse economiche di entrambi e alle esigenze attuali del figlio. In merito, la Cassazione con sentenza n. 8927/2012 ha sancito che le stesse mutano in ragione del semplice trascorrere del tempo e giustificano un adeguamento automatico dell'assegno, senza bisogno di specifica dimostrazione. In ordine al quantum, rilevano inoltre i principi sanciti dalla S.C., con sentenza n. 22255/2007, la quale ha statuito che l'assegno va adeguato, oltre che alla differenza di reddito dei due coniugi separati o divorziati, anche al reddito percepito dai figli come corrispettivo dell'attività lavorativa svolta, aumentando o diminuendo in base al grado di autonomia dai medesimi conseguito. Se il raggiungimento della maggiore età dei figli non rappresenta lo spartiacque per l'obbligo dei genitori di contribuire al loro mantenimento, d'altro canto non si tratta di un dovere protratto all'infinito, essendo soggetto al parametro generale del raggiungimento di un'autosufficienza economica tale da provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita. La giurisprudenza ha più volte definito i limiti del concetto di indipendenza del figlio maggiorenne, statuendo che non qualsiasi impiego o reddito (come il lavoro precario, ad esempio) fa venir meno l'obbligo del mantenimento (Cass. n. 18/2011), sebbene non sia necessario un lavoro stabile, essendo sufficienti un reddito o il possesso di un patrimonio tali da garantire un'autosufficienza economica (Cass. n. 27377/2013). E' pacifico che, affinché venga meno l'obbligo del mantenimento, lo status di indipendenza economica del figlio può considerarsi raggiunto in presenza di un impiego tale da consentirgli un reddito corrispondente alla sua professionalità e un???appropriata collocazione nel contesto economico-sociale di riferimento, adeguata alle sue attitudini ed aspirazioni (v. Cass. n. 4765/2002; n. 21773/2008; n. 14123/2011; n. 1773/2012). In merito, è orientamento uniforme quello per cui la coltivazione delle aspirazioni del figlio maggiorenne che voglia intraprendere un percorso di studi per il raggiungimento di una migliore posizione e/o carriera non fa venir meno il dovere al mantenimento da parte del genitore (Cass. n. 1779/2013). E'esclusa, invece, dalla Cassazione l'attribuzione del beneficio ricondotta alla perdita di chance, perché la stessa travisa l'interpretazione dell'istituto del mantenimento che è destinato a cessare una volta raggiunto uno status di autosufficienza economica con la percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato(Cass. n. 20137/2013). Per indirizzo costante e unanime della giurisprudenza e della dottrina, l'obbligo perdura sino a quando il mancato raggiungimento dell'autosufficienza economica, non sia causato da negligenza o non dipenda da fatto imputabile al figlio. Per cui, è configurabile l'esonero dalla corresponsione dell'assegno, laddove, posto in concreto nelle condizioni di raggiungere l'autonomia economica dai genitori, il figlio maggiorenne abbia opposto rifiuto ingiustificato alle opportunità di lavoro offerte (Cass. n. 4765/2002; n. 1830/2011; n. 7970/2013), ovvero abbia dimostrato colpevole inerzia prorogando il percorso di studi senza alcun rendimento (nella fattispecie la Corte, con sentenza n. 1585/2014, ha escluso il diritto al mantenimento del figlio ventottenne che aveva iniziato ad espletare attività lavorativa, ancorché saltuaria, e non frequentava con profitto il corso di laurea a cui risultava formalmente iscritto da più di 8 anni). Una volta venuti meno i presupposti del mantenimento, a seguito del raggiungimento della piena autosufficienza economica del figlio maggiorenne, la sopravvenienza di circostanze ulteriori che determinano l'effetto di renderlo momentaneamente privo di sostentamento economico non può far risorgere l'obbligo potendo sussistere al massimo, in capo ai genitori, un obbligo alimentare(Cass. n. 2171/2012; n. 5174/2012; n. 1585/2014). Non rileva, invece, per la cessazione dell'obbligo di mantenimento, il mero conseguimento di un titolo di studio universitario né la costituzione di un nucleo familiare da parte del figlio maggiorenne, a meno che non si tratti di una nuova entità familiare autonoma e finanziariamente indipendente(Cass. n. 1830/2011. Lo Studio tutela anche quei genitori vessati dalle continue richieste economiche dei figli, che strumentalizzati dall'altro genitore, continuano ad avanzare richieste economiche pur non essendone più legittimati. Ebbene stabiliti i confini giuridici della questione mantenimento al figlio maggiorenne, voglio segnalarvi una recente pronuncia della Cassazione. La Cassazione Civile con la sentenza n. 1858 del 1 febbraio 2016 - affronta ancora il tema del mantenimento dei figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti. Fatto Nel caso di specie si trattava di due studenti universitari, conviventi con il padre, nei confronti dei quali era la madre a versare il mantenimento. La donna si era rivolta al tribunale di Napoli per la modifica delle condizioni di divorzio chiedendo la revoca dell'assegno, ma il tribunale l'aveva respinta confermando le condizioni pattuite con ordine di versamento direttamente ai due figli maggiorenni. La Corte d'Appello aveva invece accolto il reclamo, revocando il contributo in favore dei figli. In entrambi i giudizi, il padre era rimasto contumace ma contro il provvedimento di revoca, ricorreva in Cassazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte territoriale napoletana. Massima La giurisprudenza ormai consolidata considera terminato il dovere di mantenimento dei figli maggiorenni se il genitore obbligato dimostra che gli stessi abbiano raggiunto l'autosufficienza economica. Quando il figlio studente, per sua ingiustificata inerzia non provvede a terminare gli studi, perde il diritto al mantenimento da parte dei genitori (Cass. Civ. n. 8954/2010 Cass. Civ. ord. n. 7970/2013 e Cass. Civ. n. 4555/2012) Ebbene secondo i giudici, i genitori avevano dato ai figli l'opportunità di frequentare l'Università, dalla quale gli stessi non avevano saputo trarre profitto. Uno di loro, aveva dato solo quattro esami in tre anni, l'altro era fuori corso per la quarta volta e aveva superato meno della metà degli esami complessivi. Inoltre, dalle note dell'Agenzia delle Entrate erano emersi redditi da lavoro dei due figli già da qualche anno. In un caso analogo, di una studentessa universitaria fuori sede ultratrentenne, la Cassazione ha dichiarato cessato l'obbligo di mantenimento per il padre, per avere la figlia ingiustificatamente non terminato il corso di studi oppure trovato una pur possibile attività remunerativa (Cass. Civ. n. 27377/2013). Pertanto il raggiungimento dell'autosufficienza economica del figlio maggiorenne è il presupposto per chiedere al giudice competente la revoca del contributo di mantenimento. Avv. R. C.

Categorie: DIRITTO DI FAMIGLIA

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